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Star Trek Discovery 1×03. Cioè, boh.

Non so esattamente perché continuo con questa storia delle recensioni a Discovery. Il contenuto è sempre abbastanza prevedibile, e, oltre un certo limite, diventa accanimento. Per cui, non so, forse mi fermo con questa, che almeno ha la giustificazione di essere una puntata vera della serie, a differenza dei primi due episodi/film, che erano solo una premessa. Ci saranno SPOILER.
Dunque, in teoria questo è un episodio regolare, che dovrebbe dare il sapore del resto della stagione. Siamo sull’eponima Discovery, conosciamo l’equipaggio. Vi risparmio le lamentazioni “non è Star Trek” perché ormai è più che chiaro che nulla, a parte i badge, richiama quel mondo là: non l’atteggiamento generale dell’equipaggio, non il passo della puntata né le sue tematiche. È una serie di fantascienza qualsiasi. Per quel che riguarda lo spirito, è ancor più lontana dallo Star Trek non dico di TOS, ma pure di Enterprise, di quanto non fosse il doppio pilot. Invece, è vicinissima a Battlestar Galactica, e infatti ritroviamo pure Rekha Sharma (ammirate il mio superpotere di riconoscere le facce degli attori di serie in serie!). Siamo in guerra, succedono cose brutte, i buoni si devono sporcare le mani, tutto è vagamente minaccioso. Solo che giocare sul campo di Battlestar è suicida, e infatti, se il modello è quello là, siamo lontani anni luce, sia a livello di tensione narrativa (e grazie: lì l’umanità era sull’orlo dell’estinzione, qua c’è una vaga guerra coi Klingon, che, in questa puntata, neppure vediamo) sia di indagine psicologica. Però la puntata bene o male scorre, come sempre piuttosto bella a vedersi. Tutto dà l’impressione di essere curato: bella fotografia (presa sparata da JJ), bella musica non invasiva…però oltre a questo, boh…A parte cose che non ho capito, tipo perché non si usi più fare lo scanning per le forme di vita a bordo, prima di salire su una nave vittima di un incidente misterioso, o perché, se si sa perfettamente cosa è accaduto, come Lorca lascia intendere negli ultimi secondi di puntata, non si prendano precauzioni maggiori per il landing party, mi sembra tutto molto derivativo. A parte il già citato Battlestar, abbiamo anche un grosso debito verso Alien, con la creatura misteriosa che te se magna mentre le luci lampeggiano il giusto per non farla vedere troppo. Solo che nessuno dei riferimenti sembra messo là per avere un reale senso narrativo, quanto piuttosto perché è la roba che tira al momento. Cerco di spiegarmi. Non c’è nulla di male a prendere da altro materiale, a citare più o meno esplicitamente, a patto che il pout pourri finale abbiamo un gusto omogeneo, e risulti soprattutto in qualcosa di nuovo. Che ne so, Tarantino copia a piene mani, ma si vede che è uno che quel materiale l’ha rielaborato, cosicché ogni citazione s’inserisce perfettamente all’interno di qualcosa che è nuovo, diverso, illuminato dal vissuto e dalla poetica dell’autore. Sto diventando troppo poetica…vabbè, Discovery mi sembra semplicemente un patchwork di elementi disomogenei e già visti, cui non viene aggiunto qualcosa di nuovo. Men che meno c’è un tentativo di prendere una nobile ascendenza – Star Trek – e rielaborarla rimanendo comunque nel solco di quella tradizione. È pura operazione JJ-Trek, puramente derivativa, al massimo citazionista tanto per. Metatestuale, in questo senso, è Burnham che, mentre scappa per salvarsi la vita, cita a muzzo Alice nel Paese delle Meraviglie. Così, senza un perché. Tutti quando stanno a mori’ citano i classici della letteratura. Io, in caso, ho pronto un pezzo dell’Iliade. Ecco, la puntata è così: cose citate, ma senza capire perché, e come.
Andiamo mediamente bene sui personaggi, che, in effetti, che, infilati in un contesto simil-Trek risultano abbastanza originali. Tranne Lorca, che non potrebbe mai essere capitano nell’universo classico di Star Trek, ma tanto abbiamo detto che questo non è Star Trek, e quindi amen. Però, anche qua, non è che senta uno straordinario trasporto verso di loro. La tipa riccia già la odio, ed è il solito personaggio simil-asperger-simil-autistico che ormai ci deve stare per forza. L’astromicologo è un altro campione di simpatia, però ha una specializzazione intrigante che spero mettano a frutto (ma so già che non lo faranno…). Mi si ammoscia Saru, che ormai mi interessa solo perché è troppo bello il modo in cui si muove l’attore. Lo guardo e mi ricordo il fauno dell’omonimo Labirinto o Abe di Hellboy, e penso che prima o poi uscirà A Shape of Water e io sarò una bimba felice. Burnham ci dimentichiamo tutta la parte Vulcaniana, è una terreste qualsiasi molto figa in fisica. Ormai appartiene al ramo “personaggi dannati con grossi peccati da scontare”. E li va a scontare sulla nave con un capitano con la faccia di Lorca, pensa te.
Per quel che riguarda la trama fin qui, tutti sappiamo che quella dei midichlorian de noantri è una cazzata, no? Dieci anni dopo l’Enterprise non ha il dono dell’ubiquità, ergo o il piano fallisce, o, come suggeriscono gli abbondanti cadaveri tra i quali si trastulla Lorca nel tempo libero, stanno effettivamente creando un’arma biologica o giù di lì, e Burnham gli serve per qualcosa che scopriremo poi. Qualcuno mi spieghi anche la galeotta che doveva essere confinata nei suoi alloggi mentre lavorava, e poi se ne va in giro a cazzo ad aprire a sputazze sezioni segrete della Discovery. Erano tutti un gran bel convinti che avrebbe accettato di unirsi alla crew per metterle in mano pezzi di codici compromettenti (ma non dove a lavare la carrozzeria del pulmino della polizia penitenziaria?) e farla infilare dove non dovrebbe. Avrei da ridire anche sul metodo dell’alitosi per aprire le porte: se aliti non sono così convinta che vengano fuori anche pezzi di saliva da cui risalire al tuo DNA e aprire la baracca. A questo punto potevano aprirle a leccate sulle serrature, ma forse se lo tengono per la versione porno.
Quindi, in sintesi? Andiamo a vedere dove va a parare. Molte delle cose che io non ho capito qua immagino saranno spiegate più avanti, ma il disprezzo totale per l’utopia trekkiana comunque mi irrita molto. Cercherò di brasarmi il cervello dal brand, che è meglio.

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Star Trek: Discovery. Recensione seconda parte

E, come promesso ieri, seconda parte della recensione. Che a questo punto non so esattamente a cosa serva. Per spiegarvi il perché, dovrò fare dei grossi SPOILER, quindi giudicate voi se proseguire o meno con la lettura.
Sicché, quello cui abbiamo assistito era un prologo. Al momento, di Star Trek: Discovery conosciamo un solo personaggio, forse due. Non sappiamo nulla dell’eventuale nave, o dell’equipaggio, che attraverseranno la serie. Non sappiamo neppure se ci sarà, una nave, o se infine Star Trek: Discovery non sarà un’unica trama orizzontale centrata solo Burnham. Cioè, lo sappiamo, ma da Wikipedia, non dalla serie, che finisce col cliffhangerone, che, al momento, è l’unica ragione per tirare innanzi con la visione.
Siamo insomma un po’ dalle parti di Battlestar Galactica, che iniziò con un film che spiegava un po’ tutto. Solo che lì avevi un’idea chiarissima e dei personaggi, e di dove si voleva andare a parare. Qua no. Qua, io, in tutta franchezza, mi sono sentita presa un po’ per i fondelli.
Nulla da aggiungere alla recensione di ieri, se non che aumenta il tasso del “what the fuck?”. Voglio dire, la dinamica e la realizzazione del brillantissimo piano di Georgiou e Burnham non è per nulla chiara. Dicono di voler fare una cosa, poi finisce che ne fanno un’altra, in un piano, comunque, abbastanza suicida proprio di suo. Non si capisce poi perché Burnham spari a T’Kuvma; hanno dimenticato come si mettono i phaser su stordimento dai tempi di Archer? Ma poi proprio lei che aveva detto che era importante prenderlo vivo, che sennò diventava una martire, e tutte cose assolutamente ragionevoli, che poi manda in vacca una volta là sulla nave Klingon. Vabbé. Incomprensibile anche il pippone di Georgiou, che, a fronte dell’esposizione di un piano ragionevolissimo da parte di Burnham, parte per la tangente con le solite storie sul fatto che lei è mezza vulcaniana, e pensavo che potessi essere umana a sufficienza, e mi hai delusa, e pensare che ti volevo dare una nave. Boh. Tutto molto calato dal cielo, tutto un po’ incomprensibile.
Confermo anche che i Klingon non si possono né vedere né sentire. Tra l’altro i lunghi dialoghi in Klingon sono veramente da far scendere il latte alle ginocchia. Puro nerd porn infilato pure male.
Infine, una nota positiva. Burnham è un personaggio che in alcun modo è caratterizzato dal punto di vista del genere. Pensateci. È una persona. Non è una donna che fa cose da uomo, non è una donna con problemi da donna. È un primo ufficiale mostrato esclusivamente nell’azione, e le cui pippe esistenziali non sono caratterizzate come “femminili” o “maschili”. Ce le potrebbe avere un uomo, come le potrebbe avere una donna. Ed è una roba enorme per quanto mi riguarda, che potrebbe farmi riappacificare con un personaggio che mi sta abbastanza sulle pelotas da quando l’ho vista apparire. Questa è la normalità di un mondo in cui, finalmente, frega cazzi se sei dotato di pene o vagina, e nessuno rimarca che stai facendo cose da uomo, e quanto sei figa perché lo fai. Sei un ufficiale della flotta stellare, punto. Il tuo sesso è assolutamente secondario e non influente. E la cosa è evidente anche in Georgiou. Forse è questo il primo vero elemento di originalità in una cosa che al momento mi sembra un po’ né carne né pesce. Staremo a vedere. Ah, la battaglia navale è stata una roba abbastanza statica, ma mi rendo conto che tra Star Wars et similia lo standard era piuttosto alto e difficile da raggiungere.
Ci vediamo la settimana prossima? Col prossimo episodio sì, con le recensioni non lo so, dipende. A voi andrebbe?

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Star Trek: Discovery, la recensione in due parti

No, non è che ho iniziato con le trilogie anche sui post. È che io ieri sera ho visto solo il primo episodio, non so se il secondo lo vedrò stasera, e quindi intanto mi porto avanti con le riflessioni con quanto ho visto. La seconda parte, dopo la seconda visione.
Per una volta faccio la donna che premette (Caparezza cit.), e premetto che parto prevenuta. Non ci posso fare molto, se non, appunto, dirvelo. Non ho amato i reboot cinematografici (a parte Beyond), non vedo neppure la necessità di aggiornare il franchise, visto che mi pare che nessuno al momento sia ispirato da quei principi di fratellanza e umanità che ci hanno dato Star Trek. Lo Zeitgeist tira da un’altra parte, per questo, a mio parere, un nuovo Star Trek finirà comunque per tradire lo spirito trekker. Detto questo, decidete voi se proseguire con la lettura. Premetto anche che, pur avendo una discreta conoscenza del canone (tutta TNG, tutta Enterprise, tutti i film, episodi sparsi delle altre serie), non mi definisco una trekker, ma il trekker ce l’ho in casa, ed è il marito. Detto questo, proseguiamo. Ci sono SPOILER molto minori.
Il mio problema probabilmente è che ho visto troppe cose in vita mia, e le vedo in trasparenza ovunque. La sigla – che ho dimenticato contestualmente all’ascolto, perché è davvero la cosa meno orecchiabile abbia mai ascoltato – m’ha ricordato quella di Da Vinci’s Demons, i nuovi Klingon sono pari pari gli Uruk-hai di Jacksoniana memoria, il resto è preso di peso dai film di J. J. Abrams. Non so se è un problema, ma non ho visto particolari elementi di originalità; è un pout-pourri delle cose che vanno in questo momento storico, compresa la dialettica pacifista-guerrafondaio che in genere va a vantaggio del secondo, perché a noi il buonismo non ci piace, dato anche che il cattivismo, fin qua, ci ha portati tanto avanti sulla scala evolutiva. Però è un buon prodotto, fatto con cura: bella fotografia, gran belle interpretazioni, a me sono piaciuti pure gli effetti speciali fin qua.
Strizzata d’occhio all’attualità per i Klingon che non vogliono essere culturalmente assimilati. Già visto il primo ufficiale combattuto tra cuore e ragione, mezzo vulcaniano nell’animo (e quando mai…qua pare che non è Star Trek se non c’è un cappero di vulcaniano combattuto tra ragione e sentimenti), col passato traggggico. Praticamente Spock dei nuovi film, in versione femminile. Tra l’altro, noto che i criteri di avanzamento di carriera nella Flotta Stellare non sono decisamente quelli dell’Università italiana, visto che il primo ufficiale c’ha dodici anni per gamba, ma è, appunto, primo ufficiale, e, secondo il suo comandate, pronta per il comando. Una che incontra un Klingon, razza che gli umani non frequentano da cento anni, e la prima cosa che fa è porgergli un saluto d’acciaio lungo mezzo metro direttamente nella panza. Viva la diplomazia.
Apprezzato invece il capitano, che è anche lei un gran bel cliché trekkiano, ma è praticamente Picard in vesti femminili, e io un personaggio femminile così, in Star Trek, non lo ricordo. Non conto la Janeway che mi stava simpatica, ma non brillava decisamente per carisma, mentre Michelle Yeoh, ahò, è Michelle Yeoh.
Il personaggio che m’intriga di più è Saru; scopro che lo interpreta l’attore feticcio di Del Toro, Abe di Hellboy, per capirci, e forse è per quello :P . Comunque, è una razza nuova, ed è un tipo particolare, con una storia alle spalle che spero approfondiranno, e un approccio al suo mestiere di ufficiale scientifico quanto meno insolito.
Due note secche di demerito: una, i Klingon. Ai quali è stato cambiato l’aspetto fisico solo e soltanto per uniformarlo a quello dei film. Ora, io capisco che già in passato i Klingon hanno avuto un restyle, ma non vedo perché farlo di nuovo. Sono brutti, invece di parlare ruttano, e ogni volta che li vedo mi appare la buonanima di Saruman.
Seconda nota: non frega a nessuno, ma questo ignorare completamente la collocazione temporale di Discovery rispetto alle altre serie m’infastidisce. Mi spiego: Discovery viene una decina d’anni prima di TOS. In teoria, la tecnologia usata dovrebbe essere in linea con la serie classica. Invece il cavolo. I nostri hanno roba che manco Picard è soci duecento anni dopo. Tipo, avete mai visto Picard parlare in diretta olografica con un ammiraglio? Enterprise secondo me aveva trovato un buon compromesso: appeal generale adeguato all’epoca di produzione, in termini di effetti speciali, ma tecnologia in qualche modo resa più rozza, rispetto alle serie Trek successive. Qua no. Qua è evidente che ci vogliono soprattutto stupire con gli effetti speciali, in tutti i sensi, e quindi via di roba indubbiamente bellissima, piacevole da guardare, ma che uno si chiese esattamente cronologicamente ‘ndo stamo rispetto a Kirk. In un universo parallelo? Me sa.
Infine, la trama sembra allinearsi sul film di menare. Si picchiano. Capiamo anche che si picchieranno pure in futuro, perché sono diversi, e quindi non si capiscono, eccetera. Vabbè, non è un problema, l’azione, ma se dopo ci infilano pure un minimo di filosofia sarebbe meglio. Perché, per come la vedo io, Star Trek non è solo il mito della frontiera e l’esplorazione, né solo l’azione: è soprattutto l’utopia di un’umanità che si è finalmente liberata dei suoi difetti, e che in ogni puntata deve mettere alla prova le proprie convinzioni etiche scontrandosi con la diversità, quella vera. Ed è una cosa al momento più profonda di quel che ho visto in questi 45 minuti.
Comunque, è un prodotto che si fa molto vedere, tutto sommato piacevole. Andrò avanti – anche perché ci andrà il marito :P – ma, devo dire la verità: secondo me lo spirito di Star Trek sta tanto di più nel Dottor Who, che ha avuto le palle di mantenere in sessant’anni quell’idea lì di fantascienza. Qui invece tutti derivano verso la space opera.
Lascio qui queste riflessioni; magari, dopo la seconda parte cambierò radicalmente idea. Sarà divertente vedere quante di queste cose che ho detto verranno contraddette :) .

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