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The 2nd Law: la recensione più o meno in anteprima

Per motivi del tutto ignoti – ma dei quali mi guardo bene dal lamentarmi :P – mi è arrivato in anticipo il cd dei Muse che avevo ordinato dal loro sito. E in anticipo di una settimana intera. Cioè. Per cui, nulla, mi trovo nella condizione di recensirvi The 2nd Law con qualche giorno di anticipo sull’uscita. In verità, era possibile ascoltare il disco online, quindi la mia non è esattamente un’anteprima. Comunque. Potevo esimermi dal commento? No, ovviamente. Eccolo a voi, dunque.
Iniziamo con un’analisi canzone per canzone

Supremacy
Si comincia subito fortissimo, con un pezzo così complesso, così articolato, così bello che io francamente non me lo sarei giocato così, in apertura disco. Tirato fuori diritto diritto da una colonna sonora di un James Bond – soprattutto la chiusa -, pieno di riferimenti teatrali e operistici, segna probabilmente la vetta delle capacità interpretative di Matt. Matt non si limita a cantare: recita, interpreta. Bellissimo l’arrangiamento, le parti orchestrali sono perfettamente inserite nel tutto. Riff di chitarra fantastico. 9 e 1/2

Madness
Questa la conosciamo bene. Dopo averla sentita un bel po’ di volte, posso dire che, nonostante tutte le apparenze, non è un pezzo che si possa apprezzare così, su due piedi. Occorre sentirla più volte per rendersi conto che è proprio una bella canzone. Bello il crescendo, bella la parte finale, bello il beat ossessivo. 8

Panic Station
Un roba che avrebbe potuto cantare Madonna negli anni ’80. Non è che sia così brutta…è che in qualche modo è già sentita, e mi pare molto poco nelle corde dei Muse. Testo poi più criptico di quello di Plug In Baby, che dalla sua aveva però l’essere una canzone coi contro-attributi. Salvo solo la parte strumentale, che però, almeno nei primi secondi, pare presa pari pari da Hysteria. 6

Prelude
Non mi convince l’arrangiamento. Archi nel complesso un po’ piatti. Io l’avrei fatta solo al pianoforte, anche perché, diciamocelo, Matt al piano ci manca tantissimo, ormai da troppi anni. Di tutti i preludi dei vari dischi, forse il più debole. 7

Survival
La strofa è pacchiana, c’è poco da fare. Non tutte le ciambelle riescono col buco, e dopo tanto giocare sul filo del ridicolo, stavolta i Muse hanno toppato. Le parti strumentali, in compenso, sono favolose. Ne viene fuori un pezzo discontinuo, in cui da una parte stai lì a storcere il naso, dall’altra batti il piedino…peccato. 7 e 1/2

Follow Me
E che gli vuoi dire? Un miracolo, direi. Un’incredibile mescolanza di ciò che i Muse erano e quel che sono diventati oggi. Una canzone così densa, così piena, così colma di rimandi, citazioni e autocitazioni da soverchiare l’ascoltatore. C’è il cuore di Bingham, il figlio di Matt, c’è il marchio di fabbrica dei Muse, quelle scale elettroniche che Matt dice derivare dalle colonne sonore dei videogiochi anni ’80 che lo ossessionavano da bambino, c’è la sua voce meravigliosa e c’è la dance, sì, ragazzi, la dance. Un pezzo fantastico. 9

Animals
Un gioiellino. Ammetto che una canzone così raffinata dai Muse non la sentivamo dai gloriosi tempi delle B-side di Origin of Simmetry. Gli arpeggi di chitarra sono divini, e il testo non fa sconti a nessuno. Una canzone molto Radiohead, o almeno io ce l’avrei vista bene in In Rainbows. Bellissima. 9

Explorers
Una canzone un po’ maledetta. Perché a ficcarsi in testa si ficca in testa, poco da fare, solo che prende di peso pezzi da Invincible, e nel complesso è davvero stucchevole. Però il ritornello è davvero bellino, e il testo non è male per niente. È la Guiding Light del disco, la Falling Away, la ballatona non molto riuscita di cui, tutto sommato, si poteva anche fare a meno. 7

Big Freeze
Un pezzo un po’ così, indefinibile, per quanto mi riguarda, ma nobilitato da un ritornello davvero cazzuto. Non è però una di quelle cose che ti restano dentro, la canzone nel complesso, intendo, passa un po’ inosservata. 7

Save Me
Arriviamo alla vera novità di questo disco: Chris scrive e – udite udite – canta una canzone. Anzi due. E questa è la prima. La voce di Chris, togliamoci il peso dallo stomaco, non è niente di che: è una bella voce, per carità, ma purtroppo è stretta tra undici canzoni con la voce di Matt, che non è solo il marchio di fabbrica dei Muse, è anche una voce dal timbro riconoscibilissimo e, diciamocelo, fuori dall’ordinario. Però devo ammettere che questa canzone non poteva essere cantata che da Chris, che era quella la voce che ci voleva. E non è soltanto perché tratta del suo problema con l’alcol: è il timbro giusto. È un bel pezzo, non c’è che dire: bella la musica e bello il testo. È una canzone sentita, sincera e cantata col cuore in mano. E a questo non si può che plaudire. 8 e 1/2

Liquid State
C’è un gruppo scandinavo che mi piace molto, si chiamano Pound, e fanno un bel rock schietto come si fa da quelle parti lì. Ecco, questa canzone me li ricorda davvero tanto. Secondo pezzo di Chris, e funziona: niente di trascendentale, ma la musica sicuramente è catchy, e il testo è davvero bello. E bravo Chris. Me sei piaciuto. 8

The 2nd Law: Unsustainable
La pietra dello scandalo. La canzone su cui i fan si sono accapigliati. A me continua a piacere come la prima volta che l’ho sentita. È un pezzo assolutamente non immediato, ma i cui elementi sono perfettamente dosati. È potente, è forte, è Muse. Viene citata la seconda legge della termodinamica, e questo mi fa piacere: dopo i buchi neri supermassivi, nuovi tentativi di divulgare la fisica :P . Diciamo che il confronto col nostro sistema economico è un po’ tirato per i capelli, non è che la termodinamica condanni il capitalismo :P , ma il messaggio di fondo resta. Raga’, una crescita indefinita non è possibile, perché le risorse sono limitate. Punto e a capo. 8 e 1/2

The 2nd Law: Isolated System
Se quella di prima è stata la pietra dello scandalo, su questa i fan storici tenteranno il suicidio. Per parte mia, non me ne frega davvero niente che sia 100% musica elettronica, che sembri un pezzo di Robert Miles. È bellissima. Punto e basta. È bella musica, che funziona. 8 e 1/2

In generale
Innanzitutto, i Muse hanno abbandonato quel sound pesante che li ha accompagnati fino ad Absolution e che caratterizzava soprattutto i loro primi due lavori. Col tempo l’avevamo capito che non era più quello che gli interessava, e in questo disco la cosa è ormai palese. Più che di indie rock vero e proprio, come si ostina a dire la tag di iTunes, io parlerei di pop, di ottimo pop. Per me, che passo senza soluzione di continuità dai Nightwish a Lady Gaga a Bach non è un problema. Ma se cercate qualcosa che somigli a Origin of Simmetry andate altrove. Qualcuno dirà che sono “diventati commerciali” ed era tutto più bello quando li ascoltavamo in tre. Quando li ho conosciuti io erano già famosi e non faccio il processo alle intenzioni: non mi interessa se fai musica solo per soldi, mi interessa solo che tu sia bravo.
The 2nd Law è il disco della maturità. Chris ha la bellezza di sei figli, e adesso anche Matt è un padre, i nostri hanno trent’anni e fanno musica da quindici. L’impressione è che abbiano sfornato un prodotto adulto e consapevole, e che le tracce siano esattamente come le volevano. Era dai tempi di Absolution che un loro disco non mi dava questa idea di compattezza tematica e di sound. Black Holes and Revelations, The Resistance avevano le loro discontinuità – il primo soprattutto – alcuni pezzi erano indecisi, a volte la produzione era persino incerta. Qui no. Qui è tutto coerente e ben curato. È come se in qualche modo si fossero ritrovati, e dopo tanto vagare fossero riusciti a individuare la strada da seguire. Cambieranno ancora, perché è nella loro natura, ma questo è un bel disco, un grande disco che segna una tappa importante nel loro cammino. Io coi Muse ci sono cresciuta: ero poco più che adolescente quando li ho conosciuti, e ho vissuto la fase della ribellione (Showbiz e Origin of Simmetry), quella dello sconforto (Absolution), dello sperdimento (Black Holes and Revelations) e della ribellione (The Resistance). E ora eccoci qua, adulti e vaccinati, capaci di guardare al mondo con occhi nuovi.
Sono una fan, e questo disco mi conferma che con ogni probabilità lo resterò sempre. C’è qualcosa nella loro musica che risuona in me, poco da fare. E se Absolution resta il preferito, perché è stato il primo, questo lo metto subito sotto. 9

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Un grande classico

Era il 2006, più o meno di questo periodo, all’epoca ero in piena dieta e per dimagrire correvo sotto il sole nel parco del quartiere. Non ero ancora sposata, già laureata, da poco tornata da Monaco. E usciva Black Holes and Revelations, il primo album dei Muse che avevo atteso, seguito, di cui avevo letto ogni minimo rumor. A dire il vero, era il primo album tout court che attendessi in tutta la mia vita. Lo recensii sul blog, in un post ormai fagocitato da Splinder, e fu la mia prima recensione musicale. Sono passati sei anni, il periodo è più o meno quello, ma io peso 15 chili di meno, non corro, sono sposata e ho una figlia. Ma la verità è che siamo sempre più o meno là.
Ho già avuto modo di dirlo: ormai l’uscita di un album dei Muse segue un copione più o meno consolidato. Rumor sempre più improbabili su contaminazioni estreme, collaborazioni allucinanti e l’immancabile “stanno diventando commerciali”, seguito tipicamente da uno o più singoli davanti ai quali il pubblico resta basito à la Boris. Adesso siamo alla fase singolo “ma che cappero è”. Ieri infatti è uscita Madness, primo singolo vero estratto da The 2nd Law, sesto album studio dei Muse. Questo è il pezzo col quale l’album si presenta al mondo. Ed è un pezzo meh. Ossia uno di quelli che più sei fan di vecchia data più ti lascerà perplesso. Credo che quelli che li hanno conosciuti con Sunburn non si avvicinino a una canzone del genere neppure a 200 metri di distanza. Ma questi sono i Muse, sono sempre stati questi, se non ti piace l’estrema varietà forse è meglio andare verso altri lidi.
Che ne penso. Che ne penso…non lo so. L’ho ascoltato tre volte, l’ho comprato appena uscito, ho ordinato a scatola chiusa The 2nd Law. Sono una fan girl, non ho problemi ad ammetterlo, come ammetto che con ogni probabilità continuerò ad amarli a prescindere, perché sono una fan, e non me ne vergogno. Ma non posso dire che Madness entrerà nella mia top ten delle loro canzoni. Neppure nella top twenty, a dirla tutta. Non è brutta, assolutamente. Per dire, Survival è probabilmente peggiore, molto più di cattivo gusto. Questo è un pezzo che ha le sue cosine a posto, è curato. Però mi dice davvero, davvero poco. Il primo minuto è tirato oltre i limiti della sopportazione; prima del cambio di regime non ne potevo davvero più, meno male che la canzone è un po’ in crescendo…La strofa, diciamocelo, è abbastanza noiosa e ripetitiva. Il ritornello si riprende; ha quel gusto per la melodia che per quel che mi riguarda è il segno distintivo dei Muse, quello per il quale li ho amati fin qui. Ma manca la potenza. Che comprare verso la fine del pezzo, che, devo dire, è davvero bellina. Tra l’altro ad un certo punto la voce di Matt è veramente, veramente diversa dal solito (sull’”I need your love”, per intenderci) e questo lo trovo interessante. Bocciati i coretti à la Queen. Li mettono ovunque, ormai, e purtroppo io continuo a percepirli come un artefatto, qualcosa di appiccicato là, che ai Queen venivano bene, ma che con loro suonano solo pieni di prosopopea. Ma vabbeh, saranno gusti. Testo senza infamia e senza lode, sul tema amore follia Matt ha già detto tanto e meglio (Hysteria, Stockholm Syndrome, Space Dementia…).
Grido allo scandalo, al gruppo che ha perso le sue radici, al “commerciale”? Tutto sommato no. È solo una canzone che mi lascia freddina. Vedremo il resto dell’album. Finora, tutti i loro dischi hanno sempre contenuto per me almeno una perla, spesso più d’una, e stavolta ho già Unsustainable che mi stuzzica il palato. Vedremo. Chi vivrà vedrà.

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Polemiche d’agosto

Dio abbia pietà della mia anima, oggi faccio polemica. Per di più doppia. Ma queste due cose mi stanno sul gozzo, e il caldo dà alla testa…e insomma, tiro un bel respiro, e vado.

Polemica 1.
A ottobre esce il nuovo album dei Muse. Il 20 agosto, nell’ambito della promozione, esce anche il primo singolo (no, Survival non è proprio un singolo, è solo la canzone delle Olimpiadi). Ora, l’album lo si può già prenotare (fatto), e se lo prenoti, ti regalano il video di una canzone, Unsustainable. C’è voluto quindi poco perché il video arrivasse a Youtube in modo che tutti potessero vederlo. Lo trovate qua. Visionatelo, e poi ne parliamo.
Fatto? Ok. Allora. Se andate a scorrere i commenti, la maggior parte sono negativi. Le critiche sono “che è ‘sta roba?”, “è uno scherzo, vero?”, “questi non sono i Muse di Showbiz/Origin of Simmetry/Absolution/Black Holes & Revelations/The Resistance”, dove l’abum è tipicamente quello con cui li si è conosciuti.
Io seguo i Muse da quasi dieci anni. Che non significa dagli albori, ma è un bel numero. Ho visto le uscite di Black Holes e Resistance, e mi domando la gente di che si stupisca. Mi ricordo, quando uscì Supermassive Black Hole. Anche allora pensavamo fosse uno scherzo. Sembrava Lady Gaga, che all’epoca, per altro, ancora non aveva pubblicato manco un sospiro. E quando sentimmo Unnatural Selection rimanemmo un po’ così. Voglio dire, ma che suonavano, in quella canzone? Qualcuno suonava qualche strumento?
Ecco. I Muse sono questo. Ci sono artisti che scrivono e riscrivono sempre lo stesso disco, o che, quanto meno, hanno un sound immutato dagli albori a oggi. Voglio dire, una canzone dei Red Hot Chili Peppers la riconosci dai primi tre accordi, e non è che ci sia stata questa stratosferica evoluzione con gli anni. Altri che sono irriconoscibili da un disco all’altro. Madonna, ad esempio. Almeno la Madonna di qualche anno fa. I Muse cambiano. Già Origin of Simmetry aveva pochissimo in comune con Showbiz, e Absolution con OOS. Se si ascolta The Resistance di seguito a Showbiz sembrano due artisti diversi. Ok, c’è un fil rouge e un’evoluzione evidente e continua. Ma sono profondamente diversi. A qualcuno questo potrà non piacere, e lo capisco, ma avrebbe dovuto rendersi conto di che direzione il gruppo stava prendendo già ai tempi di Absolution, e passare ad ascoltare altro. Scandalizzarsi all’ennesimo cambio di direzione è inutile. A meno che tu di loro conosca un album solo, magari il precedente. E allora vabbeh, sei in tempo a indirizzarti ad altri lidi.
A me Unsustainable piace da morire. È esattamente la direzione che speravo prendessero nella loro evoluzione. Certo, non è roba catchy né radiofonica, ma non è che ce ne freghi molto. E tra l’altro è la logica conseguenza di roba come Exogenesis; dopo Exogenesis, per altro piazzata proprio in chiusura di Resistance, non poteva che finire così.
A me piace che cambino, a me piace che sperimentino. Un giorno che faranno roba che mi fa schifo, non l’ascolterò, fine. Vivaddio la fase fangirl l’ho passata da un pezzo, ho trent’anni e posso passare oltre senza drammi. Ma francamente non capisco lo stupore da parte di gente che magari li segue da anni.

Polemica 2.
Durante le Olimpiadi, ho fatto scorpacciata di ritmica. Potrà sembrare assurdo, stanti le caratteristiche del mio fisico e la mia mancanza di grazia, ma io ho praticato la ritmica per due anni. Mai a livello agonistico, ovvio. Ma mi divertivo. Mi piaceva. Ho continuato a maneggiare le clavette a lungo, credo di averle ancora da qualche parte, a casa. E quindi oggi mi piace guardarla. Durante una delle gara, la commentatrice, una ex-ginnasta, ha fatto riferimento ad un “articolo offensivo” nei confronti della ginnastica ritmica e di altri sport pubblicato su un quotidiano nazionale. Mi sono incuriosita, ho cercato, e alla fine l’ho trovato. L’articolo è questo.
Ora. Cercando di interpretare il pezzo e leggendo tra le righe, l’opinione di fondo potrebbe anche non essere poi così peregrina. È vero che a volte al profano possono sembrare un po’ oscuri i criteri per i quali il dressage è disciplina olimpica e il rugby no. Ed è sicuramente vero che uno sport in cui il punteggio è stabilito da una giuria su metri un po’ poco quantitativi (l’impressione artistica, ad esempio) possono sembrare più forme d’arte che sport, ma c’è modo e modo di dire le cose. Senza contare che io gesti atletici straordinari e di imbattibile perfezione li ho visti proprio in un circo, la Cirque du Soleil, nel quale, per altro, militano parecchi ginnasti. Insomma, il problema più che la sostanza è il tono, che può far sorridere, ma anche incazzare chi passa in palestra otto ore al giorno ad allenarsi. Senza contare che magari da noi la ginnastica vale il due di picche, ma nei paesi dell’est è un signor sport; io le Olimpiadi le vedo proprio per godermi sport altrimenti irreperibili sui media. La ritmica posso godermela solo così, e lo stesso dicasi per l’artistica. Va un pochino meglio col nuoto, ma insomma…
Comunque, anche la sostanza in verità manca al pezzo. Esistono dei criteri per l’inclusione nelle olimpiadi di uno sport: sono sport olimpici tutti quelli che sono governati da una federazione internazionale. Inoltre, deve trattarsi di discipline largamente praticate a livello internazionale, con qualche eccezione (sport femminili, sport invernali). Ci sono poi sport che da noi sono misconosciuti, ma altrove sono a livello di sport nazionale o quasi (tipo il volano, o badminton). Ma poi, francamente, ma che male c’è nella varietà? Qualcuno si permette dire che al mondo ci sono troppe lingue e dialetti e quindi ne dobbiamo levare di mezzo qualcuno perché “il troppo stroppia”? Io ho sempre pensato che la varietà fosse una bella cosa, e che ognuno così potesse seguire o praticare lo sport che più gli aggrada. Ma che mondo è quello in cui tutti praticano uno sport solo? Che palle! Tanto più che adesso col satellite la copertura delle Olimpiadi è totale: non vi dico il piacere, una volta tornata a casa, di potermi seguire tre ore continuate di ritmica. Al contempo, chi voleva si poteva seguire tutto il calcio, o tutto il kayak. È il bello della varietà, dove c’è posto per tutti.
Non so, la cosa bella delle Olimpiadi credevo fosse proprio il fatto che nessuno è escluso, ce n’è per tutti i gusti, e tutti si è affratellati nelle differenze dall’unica passione per lo sport. Non era per questo che, nell’antichità, durante le Olimpiadi si fermavano anche le guerre?
Io ho già iniziato il conto alla rovescia per le prossime, quando potrò di nuovo fare indigestione di tuffi, nuoto e ginnastica.

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