Stasera vado a controllare la posta. Guardo anche in mezzo allo spam perché a volte ci trovo mail importanti. E l’occhio mi cade all’istante su un oggetto “Ricerca di inediti per collana tascabile”. Il mittente è Edizioni Nonvelodicoperchésidiceilpeccatononilpeccatore, per gli amici Edizioni NVD (Non Ve lo Dico, prima che andiate a compulsare internet, curiosoni!). Ora. Di recente ho conosciuto un ragazzo che dirige una piccola casa editrice, di cui al solito – grazie memoria da pesce rosso – non ricordo il nome. Per cui ho aperto la mail.
Caro Autore/Autrice
E ho capito subito:
a. che non si trattava decisamente della casa editrice del ragazzo che ho conosciuto
b. che stavo per farmi qualche bella risata.
Ebbene sì. Ho ricevuto una proposta editoriale da una casa editrice a pagamento. Sono quasi emozionata. Voglio dire, non mi era mai capitato. Una proposta editoriale. A me. Sono commossa.
Ma veniamo al dunque. Le Edizioni NVD non hanno la più pallida idea di chi io sia. Come non hanno la più pallida idea di chi siano gli Autori/Autrici cui spedisce le mail. È spam alla cieca. Che deve anche essere proibito per legge, mi sa. Ma funziona. Perché si sa che gli italiani scrivono ma non leggono, per cui tra dieci persone che si vedono recapitare la mail, otto avranno nel cassetto un manoscritto, e almeno quattro non sanno la differenza tra una casa editrice a pagamento e una seria (don’t worry, prima di conoscere Mondadori non la sapevo nemmeno io). I conti sono presto fatti.
Ma leggiamo oltre.
Mi si mette al corrente, con eloquire forbito che sa tanto di supercazzola con scappellamento a destra, che la Edizioni NVD hanno immesso sul mercato una collana figherrima di opere tascabili, nota urbi et orbi col nome “Appunti di Viaggio di Mithrandir – da oriente a occaso” illustrata elegantemente da uno dei loro illustratori. E io mi domando: ok, e a noi?
La risposta viene subito sotto.
Siccome una collana con un libro fa un po’ brutta figura, ne vogliono pubblicare a pacchi in modo da pubblicizzare meglio e la collana e il singolo titolo. E già qui non è che capisca perché pubblicare ottanta tascabili aiuti la visibilità del quarantesimo, ma fingo di capire e vado avanti.
Loro, che manco sanno se sono uomo o donna, e dunque suppongo non sappiamo manco se sono un autore o meno, pensano che mi faccia piacere sapere come si fa ad essere pubblicati da loro. Che bello, mi fanno un onore! È dall’ultima volta che mi hanno chiamato dottoressa, tipo alla seduta di laurea, che qualcuno non mi onorava tanto! Specificano anche che l’invito è a me “di persona pirsonalmenti”, che non è che io poi inoltro la mail a mio cugino e vale pure per lui, no! Vale solo per me Autore/Autrice. Perché io valgo, tipo L’Oreal.
Seguono oscuri dettagli sulle date di pubblicazione, che però si peritano di infilarci un “periodo natalizio”, perché tutti sanno che a Natale si vende di più, motivo per cui basta evocare lo spettro di Babbo Natale per convincere l’Autore/Autrice ancora restio.
Viene poi specificato come mandare i manoscritti: la sintesi è, come cazzo ti pare. Ma non tanto lunghi, che sennò ci scocciamo.
Nota bene che fin qui non ci sono criteri per la pubblicazione. Non c’è scritto: “Se il libro ci piace te lo pubblichiamo, sennò ciccia”. La pubblicazione sembra automatica. E qui non so se lodare l’onestà di fondo delle Edizioni NVD, oppure lamentarne la scarsa furbizia: cara Edizioni NVD, i quattro Autori/Autrici di cui sopra che potrebbero essere vostri potenziali clienti non è che “vogliono pubblicare”, vogliono essere scelti, vogliono sapere che il loro libro è migliore di quello della cognata, e dunque degno di pubblicazione. Comunque. Andando avanti si parla anche di un premio, Vergato sul Membro 2011 (grazie Michele Vaccari per la definizione!). E qui ovviamente io Autore/Autrice mi sciolgo definitivamente: un premio lo voglio, e che cavolo. Vuoi mettere che figa la targa da far vedere agli amici.
Poi, finalmente, arriviamo al punto. La Edizioni NVD mi dice che è ovvio e anzi direi consuetudine universale chiedere all’Autore/Autrice un contributo per le spese di pubblicazione. Che per altro sta sotto i mille euro, pensavo peggio. Finalmente, si parla anche di opere pubblicabili: pare che sceglieranno le prime tot tra quelle che riterranno degne, gli altri si attacchino, anche se sono bravi. Leggi: muoviti, che sennò i posti finiscono e quell’antipatica di tua cognata pubblica e tu no. Anche perché hai tempo per spedire la tua opera non oltre la fine del mese.
Infine, arriva la parte minatoria: se io Autore/Autrice mi azzarderò a comunicare in giro il contenuto strettamente confidenziale di questa mail a me pirsonalmenti indirizza, peste mi colga! Mi scatenano contro i loro legali, sette anni di guai, sciagure di vario genere et similia. In fede, il vostro affezionato Tizio Caio delle Edizioni NVD che non vede l’ora di avervi tra i suoi Autori/Autrici.
Ora, ci siamo fatti quattro risate, ma qua la cosa è seria. L’editoria a pagamento non è editoria. Punto. È un servizio di stampa copie, fa il lavoro di una rilegatoria. Un editore investe sull’autore, lo paga per il suo lavoro, spesso con un anticipo sulle vendite, e mai, mai gli chiede soldi. Perché funziona così: tu autore metti il lavoro, lui editore mette il rischio. Ed è per questo, per inciso, che si prende anche la fetta maggioritaria sul guadagno.
Una casa editrice a pagamento guadagna coi soldi degli autori; l’autore si ritrova con cinquecento copie del suo libro che gli ammuffiscono dentro casa, perché ad un certo punto finiscono i parenti cui regalarle, e una cifra variabile dalle varie centinaia ad alcune migliaia di euro in meno nel portafogli. La casa editrice a pagamento ha guadagnato.
Infine, le case editrici a pagamento sono la morte dell’editoria e della letteratura: non selezionano, pubblicano tutto, perché non gli interessa vendere libri, gli interessa prendere soldi dall’autore. Fine.
Ora, se quel che vi interessa è solo il libro rilegato, se sapete perfettamente cosa è una casa editrice a pagamento e per motivi vostri decidete di rivolgevi ugualmente ad essa, ok, no problem. Se siete ben consci del reale servizio offerto, nessun problema. Vi dico solo che potrebbe risultare più conveniente usare l’editoria on demand, tipo lulu.com o ilmiolibro.it. Quest’ultimo servizio l’ho usato anch’io per rilegare un libro in cui ho raccolto le riflessioni che ho fatto quando aspettavo Irene: volevo conservarlo e darlo a lei quando sarà grande, e sono stata soddisfatta del servizio offerto.
Vi metto però in guardia: se volete davvero fare gli scrittori di mestiere, se volete davvero essere letti da un pubblico che vada oltre i vostri amici e parenti, se volete davvero crescere come autori, non vi affidate alle case editrici a pagamento. Non è il loro mestiere. E se vi dicono che tutte le case editrici fanno così, che sono piccoli e non ci rientrano nelle spese, non gli credete: è una palla. Ci sono piccole case editrici che vivono benissimo senza chiedere soldi agli autori.
Infine, un bell’elenco di case editrici a pagamento: quella che mi ha mandato la mail è una di queste.